02/03/2011
Che cos'è una lista, e Le dieci cose per cui vale la pena vivere
Come Saviano (modestamente) anch'io sono una patita delle liste, da anni. Ne scrivo prima di partire e di fare la spesa. Dopo una riunione. Faccio liste mentali e liste-piagnisteo da pausa pranzo. Liste di cose da fare. Liste di libri che ho letto, liste di città che ho visitato. Alcune delle mie lettere più sentite non erano altro che liste.
La lista contiene in sé due qualità importanti. La prima è questa: una lista è di fatto un monologo. Non puoi interrompere una lista. Certe mie tirate su come sarebbe bello se... mentre mio marito vaga già con gli occhi altrove, sono liste abbellite di fronzoli. Questo spiega molte mie presunte conversazioni.
Ma soprattutto, la grande qualità della lista è che è fatta per essere tradita.
Di qualunque cosa si tratti, dagli ingredienti di una torta ai requisiti per essere ammessi a un concorso, fateci caso, ci sono sempre eccezioni.
È la quintessenza dell'imperfezione umana, anzi del nostro desiderio di imperfezione. Scriviamo liste per i motivi più svariati: stiliamo promemoria per non dover fare le cose; scriviamo elenchi di sogni per dimenticarli, scriviamo nomi di luoghi e di persone per impossessarcene per sempre; etichettiamo cd e dvd - strana forma di lista ubiquitaria - e li perdiamo comunque. I club non sono altro che liste con rigidi meccanismi di inclusione/esclusione, studiati per suscitare la voglia di aggirarli. O distruggerli.
Le liste sono collezioni di nomi, oggetti, cose, azioni, che qualcuno ha messo insieme in quell'ordine, e che nessun altro farebbe uguale. Dopo averle fatte, di solito ci si sente sollevati. Ci sono ragazzini che dopo aver scritto i compiti sul diario pensano già di averli finiti, e accendono tranquillamente la Wii. La lista, in quanto contenitore, ti nasconde il contenuto e te lo allevia, per così dire.
Ecco perchè è così difficile fare una lista pubblica: il papello, la rivendicazione, il programma o manifesto che sia, per quanto si sforzi di raccogliere tutte le voci, sarà sempre imperfetto, scontenterà sempre qualcuno. E non è mai definitivo.
La lista è un insieme di cose che rispondono a un requisito (o più), quindi è norma. In quanto tale, prima o poi sarà disattesa.
Io faccio liste per entrambi i motivi; mi piace non essere interrotta (al prezzo di non essere neanche ascoltata, alle volte); e mi piace enormemente fare una lista e poi non rispettarla. Scrivo: latte intero peperoni melanzane, e so già che prenderò latte intero peperoni e zucchine. Le melanzane erano lì per darmi il gusto di cambiare.
Ma volando più alto: ora io scrivo la lista delle mie dieci cose per cui vale la pena vivere. Sincera, schietta quanto si vuole, è la lista di adesso. Domani potrebbe cambiare. Tra una anno dovrebbe cambiare. Se tra dieci anni è uguale, venite a controllare se sono imbalsamata.
- Pettinare i ricci a mia figlia, e intanto ascoltarla parlare
- quando io e Luca diciamo la stessa cosa nello stesso momento, e quando non c'è neanche bisogno di dirla, perché ci siamo capiti
- scrivere
- l'immaginazione
- cucinare con calma, nel silenzio assoluto, e poi a tavola un commensale che chiede se ce n'è ancora
- Leggere libri. Leggere bei libri. Rileggere un libro che ho amato, e trovarlo più bello
- Mia Martini che canta Almeno tu nell'Universo. Nessun altro che fa mai più la cover.
- La scena di The Blues Brothers quando il nazista dell'Illinois dice a quell'altro: "ti ho sempre amato".
- Silvio Berlusconi convertito al buddismo, libero, sano e felice in un monastero in Tibet
- L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. [segue lista di 139 articoli].
00:52
Scritto da: fen_church
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18/02/2011
Confezioni deficienti per consumatori intelligenti
Per solidarietà con la professoressa di Palermo, ho deciso di dire pane al pane e deficiente al deficiente.
Ad esempio. Uno dei motivi per cui noi donne ci sentiamo superiori agli uomini è che non sanno fare il bucato (o dicono di non saperlo fare, per non farlo; ma questo è un altro paio di post). In verità, la faccenda non è banale. Ha a che fare con le competenze matematiche dei nostri compagni/fratelli/padri/mariti etc.
Eccone la dimostrazione. Questo è un detersivo liquido:
Le dosi consigliate sono 60, 90, 120 ml per l'acqua dolce,
75, 105, 135 ml per l'acqua dura.
Con queste dosi certosine, uno si aspetterebbe un bel tappo graduato, con una scala almeno suddivisa in 15 ml, invece l'etichetta canta giuliva:
1 TAPPO= 110 ml
Il che apre il campo a molte possibili interpretazioni:
1) il Product manager o comunque si chiami il tizio che perde il sonno su questo detersivo è un deficiente
oppure
2) l'ingegnere, designer, architetto o vattelappesca che ha disegnato l'imballaggio è un genio e vuole che TUTTI lo sappiano: mica poteva fare un tappo adeguato alle dosi. Troppo facile. Lui sa fare il calcolo in tappi, in litri, in kilogrammi massa e in centimetri cubi, al livello del mare e sul cocuzzolo del Nanga Parbat, gne gne gne
oppure
3) il chimico o chi per lui che ha stabilito le dosi è un pazzo furioso peggio dell'ingegnere, i due si odiano a morte e hanno deciso di farsi la guerra
oppure
4) Il product manager non è deficiente. Le dosi sono messe lì per impressionare, il tappo ha una misura sconclusionata apposta, il detersivo fa il suo mestiere più o meno con metà della dose indicata, ma la casalinga si sente così figa quando calcola a occhio la quantità che ci vuole, che di nascosto abbraccia il bottiglione e mormora tra sé e sé: "Come lo faccio io il bucato..."
E così, si perpetua l'attaccamento osceno della femmina italica ai panni sporchi, dato che simili bottiglioni-rompicapo la convincono di essere moolto più intelligente, capace, sveglia e pratica del maschio di casa; un po' come quando sostiene che solo lei mette il sale giusto nell'acqua della pasta.
Col risultato di farlo sempre lei, il bucato.
Forse dovrei cambiare il titolo.
23:00
Scritto da: fen_church
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29/04/2009
Un 25 aprile dalla parte del torto
Ho commesso un grave errore. Non è la prima volta, quindi è diabolico. Ho scritto a un forum famoso e ultracliccato una lettera sincera e piuttosto ingenua sul 25 aprile. Sul perchè porto mia figlia a sfilare insieme a Partigiani ottuagenari e a ex deportati in carrozzella. Nella mia lettera c'erano parole come "antifascismo" e "Costituzione". Offese mortali al sentire comune di oggi.
Mi hanno risposto, via mail, in molti. Tutti contro. Tutti, tranne uno, insultandomi pesantemente. La più elegante mi ha dato della capra. Il più becero si è sfogato in tutte maiuscole contro i Komunisti. Questi sono lettori del corriere.it, mica analfabeti. Eppure.
Sono analfabeti, non c'è dubbio. Non conoscono l'abbiccì della civile convivenza, del dialogo, del ragionamento. Si nascondono dietro l'anonimato di una mail per sfogare la rabbia.
Ma il problema è: da dove viene questa rabbia? Questo si dovrebbe chiedere oggi un politico. Se venti persone, considerando una lettera sul 25 aprile una provocazione, si scagliano contro una sconosciuta per vomitare insulti, ci sarà un motivo?
Sarà che hanno perso il posto, hanno visto troppi raccomandati sorpassarli, sono stufi delle tasse, hanno paura degli zingari? Sarà che il Grande Fratello non basta più a occupare le menti? Sarà che sentono, confusamente, che la loro vita è peggiore di quella dei loro padri, ma non sanno che farci a parte dare la colpa ai comunisti?
E veniamo ai comunisti. Non uno di loro mi ha scritto. Neanche un ex-comunista, neanche un pd, neanche un margheritino. Neanche un socialista. Non uno di sinistra o almeno di centro che abbia sentito la voglia di rispondere.
Ci possono essere più motivi. Il primo è che quel forum è frequentato da gente prevalentemente di destra. Il secondo che di solito se uno è d'accordo non spreca tempo a scriverlo. Ma il terzo è quello più inquietante.
Il popolo di sinistra non è arrabbiato, è rassegnato.
Ma qualcuno se ne accorge? E soprattutto, a qualcuno importa?
13:33
Scritto da: fen_church
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