Il giorno della memoria

Tra le cose più strane che mi sono capitate nella vita, c’è il fatto di aver giocato lunghe e spassose partite a Inkognito e a Dungeons & Dragons con un simpatico, ironico, divertente, mediamente colto, promettente medico chirurgo. Il quale aveva un piccolissimo neo: era antisemita.
Potrei dire a mia discolpa che ero giovane; che era una di quelle amicizie che il moroso si porta a traino, prendere o lasciare; che all’epoca il suo “difetto” mi sembrava semplicemente innocua stupidità, non avendo io l’esperienza per comprendere quanto la stupidità sia pericolosa.
La verità è che A. giocava bene, e aveva una ragazza deliziosa, organizzatrice di buffet sfiziosissimi e grandissima spalla quando dovevo maltrattare i maschietti.  Ci divertivamo un mondo, noi quattro. Il complotto sionista, le “esagerazioni” sulla Shoah, restavano sullo sfondo, un argomento da non toccare. Ogni tanto lo stuzzicavo, perché non riuscivo a capacitarmi di come un ragazzo istruito, nell’Italia di fine XX secolo, potesse ancora parlare di razze, e sostenere che “non dovrebbero mescolarsi”. Finiva in nulla, ognuno con le sue idee, la sua ragazza s’immusoniva un po’, il mio mi diceva di piantarla, e morta lì.
Ma c’era qualcuno che voleva veramente bene ad A. Era un suo cugino, un giovane prete che risiedeva molto lontano, e che tornava a passare le feste dai parenti;  A. volle presentarcelo.
Ci trovammo noi quattro su due macchine sotto casa del prete, e qui trovammo una sorpresa, che quasi provocò un colpo al dottore. Il cugino non era solo: era accompagnato da un amico, che presentò come Daniele Cohen, giovane rabbino, conosciuto in Terra Santa.
In qualche modo A. riuscì a guidare fino alla pizzeria, ma qui appena dopo essersi seduto saltò su come un grillo perché il rabbino si era accomodato accanto a lui. Cambiò di posto, senza neppure cercare una scusa. Dal tenore dei discorsi che intraprese subito il prete, fu chiaro che aveva messo al corrente Cohen dei “problemi” del cugino.
La serata fu assai spinosa per A.; io godevo a quella tortura, anche perchè la conversazione, così penosa per per A., era per me quantomai interessante. Il prete intervistò il rabbino sul significato di diverse usanze imposte dalla religione ebraica, ed ebbe risposte argute e competenti; per il resto, il prete aveva parole affettuose per suo cugino, come se fosse stato un ragazzino decenne un po’ discolo, ma che si può ancora raddrizzare. Il rabbino era simpaticissimo, colto, perfino attraente; io e la fidanzata di A. pendevamo dalle sue labbra.
Dopo un’intera serata di supplizio, tra i resti della pizza che A. non aveva quasi toccato, e quelli di un ostinato silenzio che il dottore rompeva solo a tratti per parlare a chiunque tranne che all’ospite, il prete calò la briscola:
“Vedi A., mi sarebbe piaciuto che tu stringessi la mano al mio amico chiunque fosse e da dovunque venisse, comunque tranquillizzati, si chiama Marco e dice Messa con me”.
La faccia di A. dopo queste parole è una delle cinque cose per cui vale la pena vivere, se avete presente il Giudizio Universale di Cuore.

Single forever

-Ha sentito, signora? In America ci sono più signorine che sposate. Signorine, poi… insomma…
-Sinngless, si dice sinngless. E che vuole, signora mia? Pensano alla carriera, alla carriera! Io gliel’ho detto alla Marisa: tu vai appresso a quel parrucchiere, ma dovresti pensare a sistemarti!
-Sempre sciampista da Nando?
-No, no, ora è fonista, e qualche volta toglie le doppie punte, fa qualche colpo di sole… comincia ad avere delle responsabilità.
-E allora! Le dia tempo, oggigiorno i  morosi si fanno aspettare, intanto si fa la sua strada!
-Sì ma vede, io alla sua età avevo già due figli, e il terzo in arrivo.
 -Ehh sa com’è oggigiorno, la vita è cara, le case costano un occhio, uno ci pensa due volte prima di…
-E a me non ci deve pensare? Ma insomma quando me li devo godere questi nipotini?
-Che ci vuole fare, intanto bisogna che trovi quello giusto, che ne è stato dell’elettricista?
-Salta fuori che era Testimone di Geova.
-Il dottorando?
-Già fidanzato, una tragedia.
-Quello con i due pastori maremmani?
-Puzzava.
-Il precario della scuola?
-Era indeciso. Su tutto. Ci ha messo un mese pure a defilarsi.
-Il palestrato?
-Boh? Più visto.
-E quindi?
-E quindi le do tempo un paio d’anni. Poi non troverà neanche mettendosi in ginocchio. Andremo per agenzie matrimoniali, lo so.
-A proposito signora, si ricorda quel mio cugino impiegato alle Poste? Viene a pranzo domenica. Perchè non venite a prendere il caffé?

Muccino

C’è in giro una gran sete di vendetta. Muccino è primo in classifica, e in giro non si legge che male del suo film. E’ come con Berlusconi: nessuno ammette di averci a che fare. “Muccino chi? Chi, quello che faceva rimettere la Sandrellona col marito bolso? Ma dai!!!”

…Via, è tutta invidia. Siamo proprio italiani: sputiamo nel piatto dove non mangiamo.

Nel lungo periodo saremo tutti morti

Una jattura o una consolazione, fate voi.

Intanto, in un periodo di spleen profondo, sono capitate due o tre cose magnifiche.
Un’Aida inaspettata. Sì, quella di Zeffirelli. Sì, quella eccessiva, rutilante di ori, sgargiante, mastodontica, colossale. Perdonate: vengo da un’altra galassia, da me il suono più armonioso era quello della luupah- raa, un uccello selvatico che urla rauche grida ogni volta che pianta gli artigli su un rettile e gli strappa le viscere. Per me, un’Aida alla Scala è una delle meraviglie dell’Universo. Comunque. E’ stato un regalo delle Befane, perché io sono moolto buona e quindi ne ho più d’una.
Altra bella cosa, bellissima, di questo periodo è il talento straordinario per il disegno che sta mostrando mia figlia. La osservo al lavoro, concentrata, sette anni e mezzo d’entusiasmo ferino, sporca di colore fino ai gomiti e fino alle orecchie, e mi stupisco e meraviglio che sia frutto dei miei lombi. Non merito tanta grazia e bellezza, tanta operosità e tanta meraviglia. Ma magari il prodigio dura fino a sette anni e dieci mesi, perciò godiamoci il momento.
La terza cosa bella non è ancora arrivata, ma la sto aspettando. La aspetto ad occhi chiusi, per non vedere la vecchia megera che passa, la scaltra mietitrice che vuole catturare il mio sguardo. Non ti guarderò, e tu  non mi guardare, non ora. Ho tanti altri disegni da vedere, e poi Vonnegut ha detto che di là ci si annoia. Pussa via vecchiaccia, mi terrò lontana dalle finestre e dalla linea gialla.

Mind the gap.
E buon anno.