10 MODI PER CAPIRE SE LEI STAVA FINGENDO

Ho deciso di dare una mano ai maschietti. Ecco 10 sicuri indizi che lei stava fingendo:
  1. Se prima ha acceso la vaporella, che così intanto il ferro si scalda.
  2. Se teneva su l’auricolare
  3. Se emetteva strani suoni simili a rrrrrrrrooonff
  4. Se a un certo punto ti ha guardato e ha detto: “ah sì, dicevi?”
  5. Se piange
  6. Se fa commenti sulle tende. Durante.
  7. Se si controlla lo smalto. Durante.
  8. Se ha insistito per la luce spenta, poi ha insistito per la luce accesa, poi ha cambiato posizione dieci volte senza risultato, e poi ti ha chiesto rassegnata: “ma sei sicuro che tuo fratello non era libero stasera?”
  9. Se per farle una sorpresa hai tolto il poster di Johnny Depp dal muro sopra il letto e ci hai messo la tua foto in posa macho.
  10. Se subito dopo salta su ed esclama: “Ah ecco, mi è venuto in mente! La capitale dello Zambia è Lusaka!”

Una cattiva bibliotecaria

I miei libri, anchea distanza di anni, parlano di me.
Li leggo sdraiata a letto, o nella vasca da bagno, o in metrò, o in qualunque posto mi fermo per più di due minuti.
Perciò prendono odori e profumi che i libri nuovi non hanno.
Molti hanno ditate di nutella, segnalibri improvvisati, bigliettini, fiori, dediche. Qualcuno è macchiato di lacrime.
Nei libri in lingua originale ci sono le mie annotazioni di traduzione, a matita, così quando li rileggo non devo andarmi a cercare di nuovo le parole sul dizionario.
Alcuni libri hanno già le orecchie perché la mia bambina li sbircia. Uno mi è caduto nel bucato. L'ho messo ad asciugare insieme ai panni, con le mollette: è diventato un po' spaventapasseri, ondulato come un pezzetto di fiume, con i bozzi. Lo amo ancor di più per questo.
I miei libri sono me, disordinati e segnati dal tempo.

La Festa del Compagno della Mamma

Una volta, secoli fa, c’era una setta rivoluzionaria. Predicava amore e perdono. Il suo Fondatore era di larghe vedute. Frequentava le prostitute e i ladroni, restando puro come un giglio, e sferzava gli ipocriti e i profittatori, diciamo i mafiosi del tempo. Sferzava è un eufemismo, se volete ve lo spiego, ma questa non è la storia del Fondatore.
Bene, questa setta di larghe vedute un bel giorno dovette mettersi lì a scrivere la Vita del Fondatore. Ci si applicarono in quattro, separatamente. Già dall’inizio ebbero qualche problemino. “Si dice che  è figlio di ragazza madre e di padre sconosciuto. Che facciamo? Lo scriviamo papale papale?”
 

Studiarono, pregarono, s’interrogarono. Poi a un tal Luca venne in mente di andare a informarsi meglio, e dalla vera voce della Madre (così dice la leggenda) seppe che era venuto un Angelo ecc. ecc.. Questa non è la storia dell’Angelo.
 

Insomma Luca lo disse agli altri, si misero d’accordo e venne fuori la storia ufficiale, così come è tramandata nel famoso bestseller: “Lo chiamavano Trinità”. No, aspettate, era “Il Padrino – Parte seconda”… sto facendo confusione.
 

Il succo della faccenda è che il Fondatore, nero su bianco, fu dichiarato Figlio di Madre Vergine e di Padre Putativo. Sì, s’inventarono il termine PU-TA-TI-VO. Dicesi putativo un padre che non è il padre biologico. Punto.
 

Quindi, all’alba di duemila anni fa, lustro più lustro meno, la Biografia Ufficiale del Fondatore della Setta Rivoluzionaria dell’Amore e del Perdono recitava più o meno così:
“il Fondatore nasce a Betlemme, dove la madre, Maria, e il suo nuovo compagno, Giuseppe, si trovano per il censimento. Maria e Giuseppe erano fidanzati quando Maria è rimasta incinta. Sebbene non sia il padre biologico del bambino, Giuseppe sposa Maria e alleva il bambino come se fosse suo figlio”.
 

Vi dice niente? No, dico, vi dice niente?
 

Da allora, sono passati molti secoli, molte encicliche, molte Inquisizioni e molti Paparazzi. E sono successe alcune cose strane.
Giuseppe è stato dichiarato Santo.
Il giorno di San Giuseppe è la Festa del Papà.
Nessuno ha più pensato a  lui, a Giuseppe dico. Che lassù, appollaiato su una  nuvoletta, mentre rifiuta garbatamente l’ennesimo caffè, si tormenta ancora: “Non Papà! (Alzando gli occhi) Cioè sì, chiamami papà se vuoi, ma tecnicamente… certo, lo so, veniva troppo lungo Compagno della Mamma… però… a voler essere precisi…”

Lottomarzo

Ciak, interno giorno. Mia figlia fa colazione. Le faccio gli auguri e lei candidamente chiede che cos’è la Festa della donna. Prima che io possa rispondere, prende la parola il padre. Con frasi lente e misurate, la informa che “una volta” le donne non potevano votare, lavorare, eccetera, e quindi oggi si festeggia il fatto che sono uguali agli uomini. Certo, aggiunge, non potranno mai fare i lavori pesanti, perché gli uomini sono più forti. Con un sorriso, informo padre e figlia che negli USA le donne fanno anche il muratore. E che la parità non è raggiunta, non del tutto e non in tutti i Paesi.
Ciak, interno giorno. Il padre è incravattato e pronto a uscire. Gli ricordo che oggi tocca a lui prendere la figlia a scuola e portarla a ginnastica. Irritato, risponde che lui già il martedi e il venerdì torna casa tardi per impegni suoi, e gli secca tornare tardi anche il giovedì per portare la figlia a ginnastica. Il mio impegno del giovedì è “intempestivo” (testuale).
Quindi, la lezioncina del mattino sull’otto marzo va corretta e riveduta: le donne sono uguali agli uomini, ma la mamma non è uguale al papà. Papà può tornare a casa alle otto il martedì e il venerdì perché ha i suoi impegni, la mamma se torna casa alle otto il giovedì è intempestiva. Il papà quando torna alle otto trova la cena pronta, la mamma stasera dovrà inventarsi qualcosa all’ultimo minuto. E sarà comunque una cena intempestiva.

Bene, ho trovato la mia parola dell’anno. D’ora in poi le calze sotto al letto saranno intempestive. Un mucchio di cose sono intempestive. Sarà meglio fare una lista. Da presentare a padre e figlia il prossimo otto marzo.

Donna con le palle

Che brutta espressione. Brutta brutta brutta. Vorrebbe essere un complimento, ma non lo è. Sta a significare che per essere in gamba, intelligenti, riuscite, etc. dobbiamo avere il quid che distingue un uomo. Cioè essere uomini. Basta, spazziamo via questo gergo veteromaschilista. Le parole sono importanti, santo Apicella!