Abolito il Limbo. Maria G. può dormire tranquilla

Ho conosciuto tre o quattro suore, da vicino. Una vita fa. Ricordo un tardo pomeriggio di luglio, Maria G. e io sedute sugli scalini di una casa del Pellegrino, a Fatima. Maria G. mi parlava della loro Casa in Brasile. Aveva un cruccio, Maria G.. Una madre aveva chiesto di battezzare il figlio di circa dieci anni. Le suore avevano risposto che prima lei e il padre del bambino si dovevano sposare in Chiesa. Mentre si decidevano, il bambino aveva avuto un incidente ed era morto.
Maria G. era ancora addolorata, mentre me ne parlava; e mi diceva di essersi un po’ consolata perchè il bambino era andato nel Limbo. Non proprio all’Inferno, quindi, dove dovrebbero andare i non battezzati, ma in un posto nè bello nè brutto. Per l’eternità.
Per me questa visione fu agghiacciante, ma ancor più agghiacciante e spaventosa mi sembrò l’ostinazione con cui difese l’operato delle suore. Negare il battesimo a un bambino per la situazione dei genitori mi sembrò mostruoso.
Mi sembra ancora così. Anche se nel frattempo un sano agnosticismo mi ha liberato, non posso fare a meno di pensare a quel bambino. E a quella madre brasiliana. Sarà felice di sapere che suo figlio è in Paradiso. Con buona pace delle suore.

Sfogo malinconico sulle note di Claudio Baglioni

Ho girato e rigirato, senza sapere dove andare 

… diceva il buon vecchio Baglioni. Ma lui parlava d’amore. Io ho ben altro per la testa. Ho girato e rigirato, sì, senza sapere non solo dove andare, ma nemmeno dove caspita mi trovo, e financo, porca miseria, da dove ero partita. Ci ho due piedi che sembrano mortadelle.
 
Ed ho cenato a prezzo fisso
Seduto accanto ad un dolore
Io pranzo da secoli a prezzo fisso. Di solito,  seduta accanto a  colleghe con la vitalità di un Monumento ai Caduti. Non per colpa loro: per colpa di qualcun altro. Ma le raccolgo tutte io. Pare che tra un arrosto e una polpetta vengano a galla meglio le smadonnate contro gli uomini e il destino. Misteri dei self-service.
 
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?
E  come vuoi che stia, deficiente? Non vedi che sono qui, con la faccia grattugiata dalle unghie mozze, gli occhi arrossati e i capelli a carciofo?
E mi fanno compagnia
Quaranta amiche, le  mie carte…
Vabbé lasciamo stare ché è meglio. Ora come ora quaranta amiche intorno aggraverebbero, e di molto, il problema.
La verità è che tutta ‘sta malinconia, tutto ‘sto girovagare, vogliono dire solo due cose:
  1. non c’è un negozio in tutto il centro di Milano che abbia un vestito, un completo, un tailleur, uno scamiciato, un grembiule, una  parannanza, una divisa, una blusa, una maglia, uno straccio,  una pezza, un cencio, un lembo di tessuto o lenzuolo funerario che sia adatto a coprirmi.
  2. ovvero, brutalmente: non entro più nella 46.

Non è cambiato niente no… Il tempo non è mai passato tra di noi… tu come stai…

Stai zitto per favore ché è meglio. TUTTO è cambiato. La mia circonferenza è cambiata. Il mio girocaviglia è cambiato. Non ho le rughe solo perché ho le guanciotte come Heidi.

E già che ci sei, stai zitto anche tu, Claudio. Tu, disgraziato che più invecchi e più rimorchi. Fabio Fazio non doveva sdoganare anche te: doveva fermarsi con  Orietta Berti.