Luigi Tosti o della Costituzione tradita

Scrive Gustavo Zagrebelsky in un articolo recente e quanto mai necessario: “la Costituzione, ciò che ci siamo dati nel momento in cui eravamo sobri, a valere per i momenti in cui siamo sbronzi”. (1)

E sbronzi siamo, a giudicare dalla recente condanna di Luigi Tosti, giudice di Camerino, a un anno di reclusione e uno d’interdizione dai pubblici uffici. E’ questa la pena che il tribunale dell’Aquila gli ha inflitto, per essersi rifiutato di tenere udienze in aule dove è presente il Crocifisso.

Il giudice Tosti ha chiesto, ripetutamente, di poter esercitare la sua funzione in un’aula non connotata da simboli religiosi: gli è stato negato, in base a una circolare ministeriale che risale al ventennio fascista.

Allora, Costituzione alla mano, ha chiesto in base al principio di uguaglianza di poter esporre in aula una Menorah, il candelabro a sette bracci simbolo della religione Ebraica: non è stato concesso.

Il giudice Tosti ha ricevuto ispezioni ministeriali, intimidazioni, lettere minatorie, e ora una condanna (2).

Dei giudici hanno giudicato che una circolare fascista prevale sulla Costituzione e anche sul nuovo Concordato: evidentemente, se lo possono permettere. Hanno fiutato l’aria, hanno sentito il puzzo del clericalismo ateo propagarsi e sopraffare tutto il resto, e hanno deciso.

Sì, clericalismo ateo, spudorato uso strumentale della religione per fini politici, a cui fa da contraltare da parte della Chiesa lo spudorato uso della politica per fini pseudoreligiosi.

E gli italiani, dove sono in tutto questo? A guardare Sanremo, a guardare Amici, a guardare terribili fatti di cronaca spiattellati in tv, ma comunque sbronzi. Definitivamente sbronzi, tanto sbronzi da non riconoscere nemmeno più la Costituzione.

 

(1) G. Zagrebelsky, “Valori e diritti”, su Repubblica del 22 febbraio 2008.

(2) Per vedere e ascoltare una videointervista al Giudice Luigi Tosti, cliccate qui. 

L’importanza della G

Dopo il risveglio

affrontare il mondo

cullati da morbido abbraccio.

Un soffio ti sostiene

un tepore ti guida

fino all’estasi,

leggera la salita

verso il paradiso.

Caffé e cornetto al bar, ai piedi

le nuove scarpe con la G.

Ciao Ciao, De Mita

Non ci posso credere. Andrò a votare, dopo anni, senza turarmi del tutto il naso: potrò respirare almeno da una narice. Quella sinistra, ovvio. Dovrebbero vendere apposite pinzette o cerotti adatti all’uso: la pinzetta elettorale stringinaso, aperta da un lato per i sostenitori del Pd, sarebbe un must per questa primavera.

Uolter Obama Fitzgerald Veltrons ne sta imbroccando qualcuna giusta, finalmente: sarà che invece di vedere film fino a tarda notte ha letto “La Casta”, sarà che va in giro per blog, ma pare che abbia capito da che parte tira l’aria.

Svecchiare le liste, riservare una quota alle donne, un programma in 12 punti: e che ci voleva Padre Pio per fare il miracolo?

Certo il Paese non è pronto, certo De Mita si porterà dietro molti, troppi voti, ma la direzione è quella giusta.

Del resto, l’ha detto anche D’Alema: quello ingenuo sono io.

Quando un criminale non sta in galera, chiediamoci a chi giova

Quello che è accaduto ad Agrigento è accaduto troppe volte. Un criminale esce di galera per decorrenza dei termini e abusa di una bambina. Orrendo il fatto, sciagurate e senza senso le proteste, le accuse ai giudici, le parole dissennate di certi politici e di certi giornalisti.

Quello che è successo non è colpa dei giudici che l’hanno scarcerato. Sia detto una volta per tutte: i giudici, in Italia, hanno le mani legate. Il nostro è l’unico Paese occidentale dove per andare in galera bisogna, per legge, aspettare la sentenza definitiva: vuol dire tre gradi almeno di giudizio, vuol dire anni. Questa norma sciagurata l’hanno voluta i politici, così come hanno voluto assoggettare il processo penale alla spada di damocle della prescrizione.

I politici sono la categoria più interessata, in Italia, a ostacolare la Giustizia, a far prescrivere i processi, a sconfessare i pentiti, ad aprire le carceri grazie a indulti e sconti di pena. Lo sono perchè il tasso di inquisiti tra i politici non si riscontra in nessun’altra professione. Lo sono perchè per affossare l’eterna e infinita serie di processi per tangenti, maneggi, concussioni, voti di scambio, scandali finanziari, per vanificare i processi di mafia e sulle stragi di Stato sono pronti a tutto. Non gliene frega niente del giusto processo, di una giustizia celere e giusta, dei diritti dell’imputato e di tutte le balle che ci raccontano. A loro interessa l’impunità.

Il rapinatore o lo stupratore libero di tornare a delinquere è solo un effetto collaterale. E per questo hanno pronto il capro espiatorio: il singolo giudice che applica la legge. Quella legge voluta da loro, e sapientemente usata dai loro esimi avvocati per salvargli le chiappe.

La smettano quindi con le ispezioni nelle procure, la smettano di prenderci per i fondelli e abbiano almeno la decenza di stare zitti.

Per il futuro, sogno ancora il momento in cui un parlamento che abbia gli inquisiti almeno in minoranza, in un quarto d’ora di dignità e di amor di patria adotti una legge cosiffatta:

Art.1: è adottato il codice di procedura penale della Repubblica Francese.

Art. 2: è adottato il codice penale della Repubblica Francese.

Art. 3: sono abrogate tutte le norme preesistenti in materia penale e di procedura penale.