Schifani era socio di mafiosi

Sulle pronte – e prone –  scuse della Rai e di Fazio non avevo dubbi.

Mi ha sorpreso la Finocchiaro: ma dico, ha mai letto la biografia di Renato Schifani? Si è candidata in Sicilia: conosce la storia di Cosa Nostra? Mai sentito parlare dei fratelli Salvo e di Mandalà? Sicuramente sì. Allora, da dove nasce tanta frenesia di correre in soccorso del vincitore? Tocca forse al Pd difendere l’onore del presidente del Senato? Il PD faccia il piacere di difendere quel che resta della sua dignità, e se ci riesce di risparmiare agli italiani quest’ennesima presa per il culo.

Siamo di fronte a un nuovo caso Andreotti, ma stavolta più sfacciato, sguaiato, insolente. Schifani neanche ci prova a negare, perchè non c’è niente da negare: era socio d’affari con mafiosi, basta fare una visura camerale e salta fuori.

Il fatto è che non gliene importa di negare, tanto è – sono – in una botte di ferro, pure l’opposizione raglia con asinino puntiglio che è un complotto, che ci vuole il contradditorio.

Eppure scommetterei qualunque cosa che questo famoso contraddittorio non lo vedremo mai.

Tutta o quasi la storia qui. 

Schifani era socio di mafiosiultima modifica: 2008-05-11T23:40:00+00:00da fen_church
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10 pensieri su “Schifani era socio di mafiosi

  1. I filosofi ( Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il “giornalismo dei fatti” ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov’è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: “Non abbiamo mentito” (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris). Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. Dice quel che crede e bluffa sulla completezza dei “fatti” che dovrebbero sostenere le sue convinzioni. Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell’asettico, neutrale watchdog – di “cane da guardia” dei poteri (“Io racconto solo fatti”) – per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare “fatti” quel che potrebbero accusare più di d’un malcapitato). Giuseppe D’Avanzo per “la Repubblica”

  2. Ho letto anch’io lo sproloquio di Giuseppe D’avanzo su Repubblica, come ho letto gli stessi ragionamenti, più o meno, sostenuti da Beppe Sevrgnini sul suo forum “Italians”. Severgnini anzi fa un passo in più: usa la parola “armistizio”. Orrenda parola, quando si parla di mafia.
    A questi due giornalisti, figli del giornalismo volemose bene e nipoti degli estensori di articolesse che mai hanno intaccato neanche di striscio i poteri forti, a questi giornalisti che hanno paura della loro ombra, io rispondo con le parole di Paolo Borsellino:

    “L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati.” (dalla lezione del 26 gennaio 1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa). Fonte: wikiquote.

  3. Capisco che le esperienze vissute da bambina danno una sterzata alla vita e modificano la visuale. Ma non si dovrebbe mai costruire dei tribunali senza l’accusato, non si dovrebbe mai condannare senza la prova certa della colpevolezza. Altrimenti sono solo parole urlate che non hanno ascolto.

  4. Ponyboy, CHIUNQUE può fare una visura camerale. Perfino tu. Basta andare in Camera di Commercio, sai cos’è vero? Vai allo sportello, compili un modulo, paghi i diritti camerali e te la danno. E se non vuoi scomodarti, la visura la puoi ottenere anche online.

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