Risposta a Franz. Conversazione con un cattolico

Il commento di Franz al post precedente mi offre lo spunto per altre riflessioni sul caso Englaro. 

 

Grazie Franz. Se non le dispiace continuo qui la conversazione.

E’ giustissimo che i cattolici possano proporre la loro visione del mondo; ma poi il legislatore dovrebbe ispirarsi a principi che possano essere condivisi da tutti. Per stare al suo esempio: una norma che consentisse di uccidere, non importa chi, è inaccettabile non solo per la morale cattolica, ma per chiunque, che sia ateo o agnostico o buddista. Dunque il problema non si pone. Si pone invece per quei comportamenti che sono vietati esclusivamente dal diritto canonico, cioè per quelli che sono “peccati” per la Chiesa ma non sono “reati” per lo Stato. Certamente vi è parziale sovrapposizione di questi concetti, nel senso che alcuni dei Dieci Comandamenti sono anche reati: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza. Ma non altri: non commettere atti impuri non è recepito nel nostro ordinamento, per l’ovvia ragione che sull’interesse pubblico a una vita sessuale “ordinata” ha prevalso, nell’età contemporanea, il superiore bene della libertà personale in materia sessuale. Cioè i diritti dell’uomo e le libertà della sua sfera privata.

Ora, nella nostra Costituzione esiste il diritto di rifiutare le cure; è possibile imporre un trattamento sanitario per legge, ma entro i limiti del “rispetto della dignità umana”. Il Costituente certo pensava ai malati mentali gravi, ai vaccini, eccetera.

Nel caso Eluana è stata rispettata la Costituzione, poichè la ragazza aveva espresso una precisa volontà, accertata con un regolare processo. L’accento non va posto sul comportamento del medico che ha tolto il sondino, perchè è solo l’esecutore materiale di una volontà espressa quando era in grado di farlo, e ribadita dal suo tutore legale, il padre, e dalla curatrice speciale nominata dal Tribunale. Per questo l’accusa di omicidio, oltre a essere insultante, non è corretta: omicida è chi, con atto cosciente e volontario o con volontaria omissione, cagiona la morte di un uomo. Ma qui la volontà era di Eluana.

Se Eluana potesse disporre o no della sua vita, è problema che trova la risposta già nella Costituzione. Eppure è tornato a essere terreno di scontro tra cattolici e no, ma non vedo alcun modo di accontentare l’una e l’altra parte, se non accogliendo la strada più liberale: lasciando a tutti la libertà di rifiutare le cure, anche se ciò conduca alla morte, non si impone nulla ai cattolici, che in accordo alla loro visione potranno farsi curare e nutrire a oltranza, e decidere anche per i familiari in questo senso. Accogliendo invece la tesi cattolica, tutti gli altri saranno costretti a subire un trattamento che sentono come intollerabile violenza.

Vorrei poi dire che l’atteggiamento cattolico sul caso Eluana non è né uniforme né costante nel tempo. Moltissimi hanno citato il defunto Papa, che potendo ancora parlare, chiese. “lasciatemi andare”. Fu accontentato. Che cosa sarebbe accaduto se la malattia avesse compromesso la sua capacità di esprimersi? Avrebbe potuto permettersi, la Chiesa, un Papa prigioniero della malattia, incosciente magari per anni? Non credo proprio.

Aggiungo: se papà Englaro, anziché fare una battaglia di questa portata, fosse andato in sordina da un prete, le avesse fatto dare l’Estrema Unzione, e poi in comune accordo avessero deciso di farla tornare alla Casa del Padre in segreto, tra preghiere e lumini, chi si sarebbe scandalizzato? Accade ogni giorno. In Italia e nel mondo.

Life crimes and the Vatican

Come disse Flaiano, in Italia tutto ciò che non è vietato diventa obbligatorio.

Vivere, ad esempio.

Ma non per tutti: papi e barboni sono esentati. Certo, non devono fare casino, zitti zitti e non sporchiamo in giro.

L’ultimo barbone è stato dispensato qualche notte fa, a Milano: è l’ottavo quest’inverno. Gli è stata trovata in tasca l’autorizzazione prefettizia con la controfirma del vescovo: un bel nulla osta a tirare le cuoia per fame e freddo.

Berlusconi ha commentato a caldo: “Non è colpa mia. Mi è stato impedito di andare a salvarlo, qualcuno mi ha messo le ganasce alle ruote. Ma l’hanno visto, è un uomo anziano, abbiamo i connotati, lo prenderemo”.

La Moratti, appresa la notizia, ha subito fondato una società partecipata con il 51% dal Comune e il 49% da un’altra società, a sua volta  partecipata al 51% dal Comune, nel cui consiglio d’amministrazione ha messo se stessa, una dirigente d’ASL con procedimenti penali a carico (per non perdere l’abitudine) e un rappresentante di San Patrignano. Insediato il Consiglio, decisa la sottoscrizione di capitale, è passata a occuparsi dell’Expo dimenticandosi completamente la faccenda.

 

Dolore privato e pubblica isteria

Abbiamo sollevato due bicchieri di birra analcolica pronunciando le parole: “in memoriam”.

E basta. Non c’era bisogno di altro.

Da più parti ho sentito invocazioni al silenzio, ma poi nessuno tace.

E allora, parliamone.

In questi mesi molti italiani si sono trovati a riflettere sulla vita e sulla morte. Sul diritto a morire e sul diritto a vivere. Molti, grazie a questa vicenda, hanno capito da che parte stanno. Molti sono passati dall’altra parte. Cattolici convinti disorientati dalle gerarchie. Atei dichiarati che portavano bottiglie d’acqua. Molti strilli, pochi dubbi.

Ecco, ho ammirato le parole di Fini: parole pacate, esprimevano una cosa umanissima e civile: dubbio su che cosa è meglio, massimo rispetto per chi deve decidere, dal padre al Presidente Napolitano.

Questo dimostra che una cosa è lo spessore morale, un’altra il colore politico. Una cosa è essere divisi dalle opinioni, un’altra essere divisi dall’odio.

Io non odio la Binetti. Avrei tutte le ragioni per farlo: per colpa sua, il Pd è un partito impresentabile. Per colpa sua, non lo voterò più. Per colpa sua, l’Italia è un Paese più arretrato di quel che potrebbe essere. Dico per colpa sua, intendo “per colpa della pattuglia teodem”. Ricordiamoci che è stata Binetti e la sua cricca a ispirare l’obbrobrio della legge sulla fecondazione assistita.

Ma non la odio. Ne combatto le idee, nel mio piccolo. Umanamente mi fa pena. Politicamente mi fa paura.

La Binetti, invece, odia quelli che non la pensano come lei.

Ampliamo il concetto: il “partito della Vita”, trasversale e accanito, furioso e urlante, odia con tutte le sue forze chi non ne fa parte. Tanto da insultare, lanciare anatemi, minacciare legalmente e fisicamente gli avversari. Sempre in nome della Vita, sia chiaro.

Questo accaparramento del termine Vita è la cosa più oscena. Come se tutti gli altri fossero per la morte. Si sono accaparrati anche i termini “amore” e “Dio”, come se Dio avesse mai firmato qualche loro appello, o tenuto qualche striscione.

Ovvio che il Papa si ritenga il depositario della Verità. E’ una delle sue qualifiche: infallibile. Ma come ogni patente, va riconosciuta solo nel ristretto ambito in cui è stata rilasciata. Cioè, in soldoni: le sue parole valgono per i cattolici. Come stringente insegnamento da osservare, anche se poi su certi temi i cattolici, e i politici cattolici in primis, non lo seguono proprio. Ma per tutti gli altri, le parole del papa valgono, devono valere quanto quelle di chiunque altro: non ha supremazia giuridica nè morale sull’intera società.

E’ questo il punto critico. Il papa, le gerarchie, i cattolici non ci stanno. Pretendono che i loro dogmi e valori valgano per tutti. Pretendono che solo i loro siano valori, e quelli degli altri sono sprezzantemente bollati come disvalori, ideologie, relativismo.

Questo è il rischio enorme che si corre oggi: che la legge sul testamento biologico rispecchi solo una parte della società, e non tutta. Che pretenda di governare nel dettaglio la complessità del morire, sottraendo spazio alla libertà individuale e alla responsabilità del medico.

Io dico: meglio nessuna legge. C’è la Costituzione, ci sono i codici deontologici, bastano e avanzano.

Facciano una legge, invece, per aiutare e sostenere le famiglie con familiari in coma e in stato vegetativo, che adesso devono affrontare il calvario in solitudine, spesso rifiutate dalle strutture, sempre senza sostegni economici, senza assistenza domiciliare, senza agevolazioni di alcun tipo. Quella sarebbe una legge utile e civile.

Colpo di Stato

La vicenda di Eluana meriterebbe – non da adesso – silenzio e rispetto. Ma questo Governo ha colto l’occasione – già ampiamente preparata dalla grancassa mediatica, dalle pressioni vaticane, dalle continue esternazioni di disonorevoli ministri e agghiaccianti prelati – per il colpo finale. Colpo di scena, e colpo di Stato.

Abrogare una sentenza per decreto governativo non si può. Non è solo immorale, pericoloso, illegittimo: è eversivo. E’ cioè contrario all’ordine costituzionale, su cui si basa la nostra stessa democrazia.

Infatti Napolitano non dovrebbe firmare. Secondo Costituzione, prassi costituzionale, giurisprudenza costante, non deve firmare.

Ma Berlusconi ha già pronta la contromossa: cambierà la Costituzione.

E’ pacifico, ovvio e quasi banale dirlo: del caso concreto a Berlusconi e ai suoi ministri non gliene importa niente. Qui si tratta di dare l’ultimo schiaffo al Capo dello Stato, di mettere in riga anche i suoi stessi ministri recalcitranti, di piegare il Parlamento, di un braccio di ferro contro tutti per raffermare che il Capo è lui, e decide lui. Anche della vita e della morte di una povera ragazza incolpevole. E della vita e della morte della democrazia in Italia.

A quando un decreto per abrogare la sentenza definitiva di qualche delinquente in colletto bianco?

Già questo Governo ha abusato dello strumento del decreto legge, esautorando di fatto il Parlamento.

Siamo alla deriva putininiana, e il prossimo passo è il potere assoluto all’esecutivo. Il legislativo e il giurisdizionale sono in gravissima difficoltà.

Presidente Napolitano, non ci abbandoni. Non si tratta più solo di Eluana: si tratta dell’Italia.

 

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Sabina, il papa e il No Cav Day

b4219456651510dff18cf2e6f9dd2ce9.jpgQuesta è la volta che Sabina Guzzanti sparisce totalmente dal video. Di nuovo. A tempo indeterminato.

No, non per quello che ha detto di Carfagna. Per quello ci saranno querele, certo, ma il Potere può permettersi e anche permettere che si maltratti una delle tante donne di contorno.

No, il motivo per cui Sabina scomparirà per sempre dalla televisione è che ha detto una cosa che molti pensano e nessuno osa dire: l’ha detta con foga, con trasporto, con rabbia, probabilmente non l’aveva neanche scritta, le è venuta fuori così. Ha detto che Joseph Ratzinger, dopo che sarà morto, andrà all’inferno.

Ora, io non sono d’accordo con Sabina, poichè non credo nell’esistenza dell’inferno. Tuttavia, ammiro la sua foga e mi commuove la sua rabbia, perchè tanta rabbia può nascere solo da un’autentica fede che è stata pesantemente e ripetutamente violata dalle gerarchie, dalla chiesa miliardaria, dal papa che protegge i pedofili.

Sono convinta che Sabrina crede in Dio, e quindi crede nella Giustizia Divina: la sua invettiva è pari a quella di Dante che sprofondò nell’Inferno i Papi ignavi e corrotti, senza riguardi per nessuno. Purtroppo per lei, e per noi, gli italiani non conoscono Dante. Conoscono bene però i tiggì delle reti unificate Raiset, e da quelli sapranno come qualmente lei è una cattiva ragazza dalla lingua lunga, e il papa poverino è un perseguitato.

Aspettate e vedrete. Di Pietro si è già dissociato; Colombo è arrabbiato, Veltroni è indignato, e ora comincia il bello. L’Osservatore aspetterà prima di scrivere una sola riga; manderà avanti i soliti galoppini, tanto ci pensano gli atei devoti a difendere il papa. E dopo che si sarà bene ingrassato di lodi e genuflessioni e scuse pubbliche e indignazioni varie, manderà fuori uno di quei graziosi editti che ultimamente rallegrano le nostre vite, tanto per far vedere chi comanda. 

Sabina, per quel che vale, sono con te.

 

(La foto è tratta da Repubblica.it)