Lirica for dummies. Rigoletto

 

Amo la lirica di un amore viscerale, da quando io, Carlo e Lucia decidemmo che dovevamo salvare il mondo dai suoi peccati girando la Sicilia in Golf. Per strada, Carlo ci cantava arie d’opera e io gli andavo appresso; credo che giovasse non poco il fatto che era semisordo da un orecchio. Altrimenti non me l’avrebbe mai consentito.

Comunque. Canticchiando le arie così, dal vivo, giocoforza ho imparato quello che il 99% della gente ignora: le parole del libretto, e il loro significato (1). Fateci caso: la maggior parte delle persone che ascolta lirica saltuariamente, apprezza la musica, ma non si preoccupa più di tanto di quel che stanno dicendo i cantanti. E puntualmente dicono: ma non si capisce. Questo è un peccato, perché alcuni dialoghi sono assolutamente deliziosi nella loro ingenuità (chi credete che abbia inventato il monologo del cattivo che parla parla e non colpisce?). Altri sono davvero commoventi, anche se “duol” fa più pensare al mal di denti che alle pene d’amore; ma insomma. Ci sono anche passi autenticamente deliranti, ad esempio nella Lucia di Lammermoor; altri così sconclusionati che non sfigurerebbero in una puntata di Doctor Who.

Ebbene, desidero rendere un servizio all’umanità, spiegando in italiano contemporaneo i dialoghi più salienti delle opere liriche. Di quelle che piacciono a me, ovvio. La traduzione sarà assolutamente arbitraria: a volte letterale, a volte a orecchio, a volte sintetica, ma fondamentalmente avrà a che fare con quello che l’opera significa per me.

Premessa: la sottoscritta è assolutamente digiuna di musica. Ascolta lirica con un’ignoranza, direbbe Pino Caruso, specializzata (2). Quindi le mie osservazioni sulla musica avranno la profondità del commento che fece mio suocero su Another One Bites The Dust dei Queen: “Ma chi scruscio” (3).

Rigoletto, musica di Giuseppe Verdi, libretto di F. M. Piave da V. Hugo

Trama: Rigoletto è un buffone alla corte del Duca di Mantova. Il Duca è un playboy, ricco, bello e sciupafemmine. I pezzi che canta lui sono volutamente volgarotti, Verdi si sforzò di essere un po’ sanremese, per intenderci, al fine di rendere l’idea dello sbruffone fintosentimentale.  Rigoletto si fa beffe dei mariti traditi e dei padri gelosi, ma tiene nascosta una figlia segreta: Gilda. La quale è bellissima e religiosissima e ubbidientissima, ma come tutte le fanciulle che vivono troppo ritirate ha l’ormone in subbuglio perché a Messa ha visto un bel giovinotto che la fissava: il Duca, appunto. Rigoletto affida l’onore della figlia a una domestica, Giovanna, cioè in parole povere la fa sorvegliare a vista; ma come spesso accade ai carcerieri di questo mondo, Giovanna si fa corrompere, e fa entrare di nascosto il Duca in casa. Il padre arriva, fa qualche raccomandazione, le due con faccia tosta rispondono tuttaposto, e Rigoletto se ne va; il Duca è sempre nascosto.

Atto Primo, Scena Seconda

 

GILDA

Giovanna, ho dei rimorsi…

 

GIOVANNA

E perché mai?

GILDA

Tacqui che un giovin ne seguiva al tempio.

GIOVANNA

Perché ciò dirgli?… l’odiate dunque

cotesto giovin, voi?

GILDA

No, no, ché troppo è bello e spira amore…

GIOVANNA

E magnanimo sembra e gran signore.

GILDA

Signor né principe ~ io lo vorrei;

sento che povero ~ più l’amerei.

Sognando o vigile ~ sempre lo chiamo.

E l’alma in estasi ~ gli dice t’a…

DUCA

(esce improvviso, fa cenno a Giovanna d’andarsene, e inginocchiandosi a’ piedi di Gilda termina la frase)

T’amo!

DUCA

T’amo ripetilo ~ sì caro accento,

un puro schiudimi ~ ciel di contento!

GILDA

Giovanna?… Ahi misera! ~ non v’è più alcuno

che qui rispondami!… ~ Oh dio!… nessuno!…

DUCA

Son io coll’anima ~ che ti rispondo…

Ah, due che s’amano ~ son tutto un mondo!…

GILDA

Chi mai, chi giungere ~ vi fece a me?

DUCA

S’angelo o demone ~ che importa a te?

DUCA

Io t’amo…

GILDA

Uscitene.

DUCA

Uscire!… adesso!…

Ora che accendene ~ un fuoco istesso!…  

Ah inseparabile ~ d’amore il dio

stringeva, o vergine, ~ tuo fato al mio!

DUCA

È il sol dell’anima, ~ la vita è amore,

sua voce è il palpito ~ del nostro core…

e fama e gloria, ~ potenza e trono,

terrene, fragili ~ cose qui sono.

Una pur àvvene ~ sola, divina,

è amor che agli angeli ~ più ne avvicina!

GILDA

(Ah de’ miei vergini ~ sogni son queste

le voci tenere ~ sì care a me!)

(Insieme)

DUCA

Adunque amiamoci, ~ donna celeste,

d’invidia agli uomini ~ sarò per te.

DUCA

Che m’ami, deh ripetimi…  

GILDA

L’udiste.

DUCA

Oh me felice!

GILDA

Il nome vostro ditemi…

Saperlo non mi lice?

[…omissis]

DUCA

(pensando)

Mi nomino…

DUCA

Gualtier Maldè…

Studente sono… povero…

GIOVANNA

(tornando spaventata)

Romor di passi è fuore…

GILDA

Forse mio padre…

DUCA

(Ah cogliere

potessi il traditore

che sì mi sturba!)

GILDA
(a Giovanna)

Adducilo

di qua al bastione… Ite…

DUCA

Di’ m’amerai tu?…

GILDA

E voi?

DUCA

L’intera vita… poi…

GILDA

Non più… non più… partite…

 

GILDA E DUCA

Addio… speranza ed anima

sol tu sarai per me.

Addio… vivrà immutabile

l’affetto mio per te.

 

GILDA

Giovanna, mi sa che dovevo parlare…ancora un po’ e mi sgama

GIOVANNA

E perché mai?

GILDA

Non gli ho detto che un ragazzo mi veniva dietro, in chiesa

GIOVANNA

Ma che sei scema? Lo vuoi dire a tuo padre?

Perché, ti sta sulle balle questo tizio?

GILDA

No anzi, è strafigo, mi piace un sacco

GIOVANNA

E poi sembra uno che sgancia, ci ha pure i soldi

GILDA

No, ricco no che poi se la tira,

Mi piace di più se è spiantato.

Penso a lui notte e giorno

E m’immagino di dirgli mi piaci un ca…

DUCA

(esce improvvisamente, fa cenno a Giovanna d’andarsene, e inginocchiandosi ai piedi di Gilda termina la frase)

…un casino!

DUCA

Dai, dillo ancora,

Mi mandi 3 MSC

GILDA

Giovanna?… Porca miseria! Mai che risponda quando serve!

Ma dove c… è finita? Non c’è nessuno!

DUCA

Ci sono io! E ti assicuro che basto e avanzo, non ti serve altro, baby!

 

GILDA

Ma chi ti ha fatto entrare?

DUCA

Il Fantasma Formaggino… Che ti frega?

DUCA

Quanto sei bona… mi piaci proprio

GILDA

E vattene.

DUCA

Ma come vattene!

Ormai mi hai attizzato, ora me la dai!

DUCA

Nella vita conta solo una cosa,

e non è il potere né il successo,

ma quell’altra, hai presente,

Per me è quello che mi manda in orbita!

 

GILDA

(Urca! Me lo sognavo di notte questo qui…

Ma sono fumata o a furia di pensarci si è materializzato?)

(Insieme)

DUCA

Dai su, dammela così lo posso raccontare agli amici, schiatteranno d’invidia!

 

DUCA

Allora, ci stai, sì?

GILDA

Mi hai sentito, no?

DUCA

E vai!

GILDA

Ma com’è che ti chiami,

si può sapere?

[…omissis]

DUCA

(pensando)

Mi chiamo…

DUCA

Vito Catozzo…

Fuoricorso… e senza una lira…

GIOVANNA

(tornando spaventata)

C’è rumore di passi là fuori…

GILDA

Merda, mio padre!

DUCA

(Ma porca di quella…

ma chi è che viene a rompere le balle proprio adesso?)

 GILDA
(a Giovanna)

Portalo via di qua, annate va

DUCA

Sì ma prima o poi si combina, vero?…

GILDA

Beh, se ti fai vivo…

DUCA

Eccerto! Contaci

GILDA

Levatevi dai piedi…

 

GILDA E DUCA

Ci si vede… Speriamo

che si possa combinare qualcosa, prima o poi

Peccato, ci stava proprio,

Sarà per un’altra volta, ci conto eh?

 

A questo punto c’è un addio così lungo, ma così lungo, che invece di continuare a tradurre, ve lo linko, nella versione strepitosa di un video con sottotitoli tedeschi, so’ cose. L’ho scelto perché la faccia della cameriera Giovanna, con quei due che se la trascinano mezz’ora a salutarsi, mentre Rigoletto è praticamente dietro la porta, è un capolavoro di mimica, pare Titina De Filippo nei tempi migliori. Alla prossima.

 

  1. Il restante 1% sono i veri melomani; loro sanno tutte le parole a memoria, il significato e anche le varianti se ce ne sono
  2. Pino Caruso, L’uomo comune, Marsilio, pag. 77.
  3. Dialetto siciliano. Letteralmente: “ma che rumore”

Tacciano tutti, lasciatela andare

L’accanimento malvagio della gerarchia cattolica su Eluana e sulla sua famiglia non ha fine.

Si moltiplicano siti, appelli, articoli farneticanti, pieni zeppi di errori medici e giuridici, infarciti di malevola e consapevole disinformazione.

Ignazio Marino, medico e parlamentare, l’ha spiegato, altri autorevoli medici l’hanno ribadito: Eluana non soffrirà, si spegnerà come si sono sempre spente le persone morte di vecchiaia o di malattia fino agli anni 70: arrivava il momento in cui il malato non poteva più deglutire, non si nutriva più, arrivava l’oblio e la morte. Eluana non deglutisce da diciassette anni. Fame e sete non le sente da diciassette anni.

Ma i signori ricoperti d’oro, i difensori della vita, non ci credono. Non credono all’evidenza scientifica, non ascoltano la voce della pietà, la voce dell’amore.

Non sanno cosa sia l’amore: lo predicano dal pulpito, ed è sempre sofferenza, rassegnazione, accettazione, obbedienza. Certo: riguarda sempre gli altri.

Giovanni Paolo II disse: lasciatemi tornare al Padre. Lo hanno accontentato.

Quale ipocrisia e doppiezza.

Basta, lasciatela andare, e poi tacciamo tutti.